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FASE 3: NEL RICCO NORD +165% FAMIGLIE POVERE

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Giovedì 25 Giugno 2020

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Nel ricco Nord la povertà cresce di più che nel resto d’Italia con un aumento del 165% delle famiglie che hanno difficoltà addirittura a mettere insieme il pranzo con la cena, a pagare le bollette o l’affitto con una situazione peggiorata con l’emergenza coronavirus.

E’ quanto emerge da una elaborazione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Istat in confronto con le altre aree della penisola dove la povertà cresce meno rispetto a quelle del settentrione negli ultimi quindici anni: al Centro +79% e al Sud + 72%.

Siamo di fronte a uno scivolamento economico verso il basso che preoccupa perché ormai non riguarda più solo famiglie di gruppi sociali tradizionalmente disagiati, dagli stranieri agli anziani – sottolinea Uecoop – ma coinvolge anche nuclei che hanno subito un taglio dei redditi a causa della cassa integrazione o della perdita di lavoro di uno o più componenti. Una situazione resa ancora più complicata prima dalla paralisi conseguente al lockdown e adesso dalla lenta e difficile ripartenza della Fase 3.

Fra il milione di nuovi poveri del 2020 ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie spiega Uecoop in base alla stima di Coldiretti sulla base delle persone che hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead distribuiti da associazioni caritatevoli che registrano un aumento anche del 40% delle richieste di aiuto. Si tratta di persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche evidenzia Uecoop.

A fronte di una situazione italiana così problematica emerge la necessità di un sempre maggiore coinvolgimento delle oltre 13mila cooperative sul territorio nazionale che – sottolinea Uecoop -  svolgono attività di inserimento lavorativo o di assistenza domiciliare ed extra domiciliare per 7 milioni di famiglie. Ma l’emergenza coronavirus ha colpito anche il mondo della cooperazione con quasi 1 impresa su 3 (32%) che prevede una mancanza di liquidità nel 2020 a causa della difficile ripartenza. In questo scenario di crisi è necessario potenziare con risorse aggiuntive e meno burocrazia un sistema nazionale che valorizzi – conclude Uecoop – la parte più avanzata del welfare privato per affiancare con qualità e professionalità il servizio pubblico dando risposte ai bisogni della gente e al tempo stesso promuovendo il lavoro e l’occupazione.

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