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PROGETTARE PER PRENDERSI CURA…..

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Giovedì 17 Settembre 2020

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"Alcune riflessioni e suggestioni che nascono dalla mission del nostro sodalizio, che dal 1894 si prende cura dell’Italia come bene comune, e che vorremmo fossero condivise dall’Amministrazione.

Il complesso dell’ex Consorzio agrario, costituito nel 1902, è stato un punto di riferimento per l’innovazione in agricoltura e per lo sviluppo del concetto di mangimistica. E’ quindi profondamente legato all’economia del territorio. Rappresenta inoltre un interessante esempio di archeologia industriale, che va valorizzato, unitamente alle altre consimili architetture (Ex liquorificio Dolci in via Nino D’Alloro).

Va inoltre mantenuta la possibilità di riconoscere nel contesto urbano il polo industriale che si è sviluppato tra la fine dell’800 e gli inizi del secolo scorso ai lati della stazione, con il Molino Pagani, la Polenghi Lombardo e il consorzio, che oggi è rimasta l’unica testimonianza di quella realtà.

Occorre riconoscere, come afferma l’architetto danese Dan Stubbergaard, che spesso i vecchi edifici hanno risorse e potenzialità che le nuove costruzioni non hanno, incapaci di portare valori aggiunti alla città perché estranei alla sua storia (cosa mai aggiungerà un nuovo supermercato alla nostra realtà storica, venendo poi, peraltro, buon venticinquesimo?).

Spesso inoltre questi edifici “vecchi” sono migliori di quelli nuovi per qualità del progetto, scelta dei materiali e prassi costruttive.

Queste considerazioni, unite a quelle sulla collocazione nel contesto cittadino e sulle notevoli qualità strategiche ci orientano a suggerire un suo recupero, che andrebbe anche nella direzione, sempre auspicata, ma poco attuata, del risparmio di suolo.

Sarebbe, quella della riqualificazione, una scelta coraggiosa e lungimirante, compiuta con uno sguardo proteso al futuro e al bene comune, cioè con un pensiero rivolto a ciò che lasceremo in eredità a chi verrà dopo di noi.

E un pachiderma di cemento, al servizio del quale viene stravolta tutta la viabilità, per di più con i costi a carico della collettività e non del privato che da questa struttura trae enormi vantaggi economici, è davvero un’eredità che nessuno vorrebbe ricevere.

Milano ha riqualificato tutto il quartiere di Porta Genova, via Tortona, via Savona, facendone un polo museale (Mudec) e il quartiere della moda e del design, con notevole incremento delle attività commerciali, ma consentendo sempre di leggere, nelle architetture e nell’impianto del quartiere l’antica vocazione industriale, produttiva e il carattere popolare (case di ringhiera).

Saper copiare è un’arte e se ben fatto è indizio di intelligenza. Il tema del recupero di silos per destinazioni abitative, culturali o commerciali è poi ben presente nella riflessione di molti architetti contemporanei, come documentano i concorsi di idee per il recupero del silos Hennebique di Genova e degli ex magazzini silos a Trieste; ed è presente perché il problema della riqualificazione delle architetture industriali del ‘900 è considerato importante per le Amministrazioni che commissionano questi progetti".

Il corpo consolare Lodigiano del Touring Club Italiano Gianluca Antonietti, Giorgio Daccò, Germana Perani

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